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Domain grabbing e cybersquatting

Il nome di dominio perfetto vale migliaia di euro, se non milioni, e le persone che cercano un indirizzo (URL) adatto al loro sito devono spesso riconoscere che i nomi facili da ricordare sono già stati acquistati da altri. Ma non tutti gli url acquistati hanno un sito e sono davvero utilizzati. Capita anche che un dominio viene acquistato con lo scopo di essere rivenduto.

La domanda è importantissima per l’aumento del prezzo: le estensioni di dominio più richieste (.com, .it, ecc) vengono rivendute anche per diverse migliaia di euro. Nel mercato della vendita di domini ci sono molte persone e aziende che previdentemente hanno acquistato indirizzi con un grande potenziale.

Il confine tra rivendere i domini in maniera legale e il commettere un’azione punita dalla legge è molto sottile. In Italia i termini domain grabbing e cybersquatting sono spesso utilizzati come sinonimi, ma in realtà tra i due c’è differenza.

Domain grabbing

Il domain grabbing consiste nell’acquistare un dominio non per utilizzarlo ma per rivenderlo ed ottenere un profitto. Chi si occupa di domain grabbing spera di ottenere un notevole margine di guadagno, per farlo utilizza termini di uso comune con i top level domain preferiti.

I nomi di prodotti o servizi specifici vengono di solito evitati nel domain grabbing per non incappare in contese legali con i titolari dei diritti.

Quindi il domain grabbing non vìola il diritto al marchio commerciale. Talvolta il domain grabbing viene considerato dalla comunità internet come eticamente discutibile, in realtà il commercio dei domini è un’operazione commerciale riconosciuta dalla legge italiana, purché non sussista alcuna azione illegale nei confronti della concorrenza.

In Italia si tende a parlare semplicemente di rivendita di domini, quando ci si riferisce a un’azione commerciale legalmente riconosciuta e tutelata dalla legge. Infatti, l’espressione domain grabbing ha una connotazione negativa, perché frequentemente l’espressione viene utilizzata come analogo di cybersquatting.

Cybersquatting

Il cybersquatting (dall’inglese squatter= abusivo) si dedica ai marchi e ai nomi propri di persone o aziende. L’obbiettivo è la registrazione di termini protetti legalmente come parte del nome del dominio per rivenderli poi a prezzi esorbitanti al vero proprietario. In base al tipo di termine protetto, il cybersquatting viene anche definito come brandjacking, nel caso si tratti di un marchio, o namejacking, se il termine in questione è il nome di una persona inclusi gli pseudonimi e i nomi d’arte di personalità in vista, musicisti, sportivi o star della TV. A volte ci sono anche casi costituiti da un incrocio delle due varianti.

Per sollecitare i proprietari dei diritti, i domini con un nome legato alla loro proprietà vengono talvolta gestiti in maniera discutibile, ad esempio inserendo contenuti che mettono in cattiva luce la persona o l’azienda interessata. Un’ulteriore variante del cybersquatting è il cosiddetto typosquatting, nel quale vengono registrate varianti del nome del marchio con errori di battitura come nome di dominio, per intercettare i visitatori diretti sul sito web ufficiale.

La legislazione riguardante i domini in Italia

Chi ritiene che il proprio marchio o nome venga usato da parte di una terza parte senza che questa ne abbia diritto, può rivolgersi alla legge. In Italia, sebbene siano stati avanzati diversi disegni di legge, non c’è ancora una legislazione specifica per il cybersquatting e principalmente ci si basa sulla legge a tutela del marchio e del diritto al nome per risolvere questo tipo di contese.

Nel caso di un dominio .it si può iniziare una procedura di opposizione in caso di controversie, ad esempio quando c’è una disputa sul nome. Registro.it (il NIC italiano) non prende parte alla risoluzione della disputa ma, per iniziare la procedura, è necessario informarlo in forma scritta con i dati del mittente, il nome del dominio in questione e le motivazioni alla base della richiesta per la procedura di opposizione.

Se non c’è un giudizio entro 180 giorni bisogna rinnovare la procedura per mezzo di raccomandata (fino a un massimo di due volte). Una volta iniziata la procedura, ci sono due possibili vie da percorrere: l’arbitrato irrituale e la procedura di riassegnazione.

Nel primo caso ci si rivolge ad un collegio di arbitri esperti in materia di assegnazione di domini .it e non alla magistratura ordinaria.

Nel secondo caso invece ci si rivolge ai Prestatori del Servizio di Risoluzione delle Dispute (PSRD), che sono degli studi professionali dediti a risolvere le questioni relative ai domini italiani, allo scopo di verificare che il dominio in questione non sia stato registrato in malafede.

Per quanto riguarda le controversie a livello internazionale sui domini, l’ICANN (Internet Corporation for Assigned Names and Numbers) ha introdotto con la Domain Name Dispute Resolution Policy (UDRP) una procedura di conciliazione. Questa offre un’alternativa ai negoziati davanti alla legge nazionale e permette ai querelanti di ottenere, oltre alla cancellazione, anche un trasferimento del dominio contestato.

Violazioni del diritto al nome nel nome a dominio
Il Codice Civile (articoli 6 e 7) tutela il diritto al nome non solo di persone fisiche ma anche di quelle giuridiche e le stesse norme si applicano anche nel caso in cui si faccia uso di uno pseudonimo. Nel caso in cui qualcuno utilizzi indebitamente il nome di un altro, la legge prevede che:

“La persona, alla quale si contesti il diritto all’uso del proprio nome o che possa risentire pregiudizio dall’uso che altri indebitamente ne faccia, può chiedere giudizialmente la cessazione del fatto lesivo (1), salvo il risarcimento dei danni (2). L’autorità giudiziaria può ordinare che la sentenza sia pubblicata in uno o più giornali (120 c.p.c.) (3).”

L’uso di un nome in una registrazione di dominio è quindi illecita se chi utilizza il dominio non dispone del diritto al nome per il dominio in questione. Un signor Rossi non ha gli stessi diritti sul dominio bianchi.it come il signor Bianchi. Quest’ultimo avrebbe decisamente migliori possibilità di far valere le sue pretese in una disputa legale. Ma il diritto al nome, come già anticipato sopra, non lo possiedono solo le persone fisiche. Se il Signor Rossi è il direttore amministrativo della Bianchi Srl ha anche lui un diritto sul nome del dominio. In questi casi vale il principio di assegnazione del NIC: first come, first served (il primo arrivato è il primo servito).

Nelle contese sui nomi di dominio ci si trova di fronte non solo a nomi di persone, ma anche a termini generali classici tipici del linguaggio comune che sono difficili da reclamare per la persona interessata, perché rappresentano interi settori o categorie generali.