Pubblicato il

I provider e il “grabbing”

La diligenza del provider in un caso di “grabbing”.

Esaminiamo una recente sentenza del Tribunale di Roma che ha coinvolto un provider in una questione di “grabbing”. La questione si ricollega all’attività di hosting che molti provider svolgono a favore dei propri clienti.

Nell’ambito di questa attività i provider permettono ai clienti di immettere su Internet un sito con un domain name scelto (e registrato) da questi ultimi.

La sentenza che andremo a esaminare sembrerebbe imporre al provider un controllo preventivo sul domain name dei clienti, utilizzando l’ordinaria diligenza al fine di cogliere l’eventuale illiceità del nome a dominio e impedire che lo stesso venga utilizzato.

Il fatto risale al marzo 1999. In estrema sintesi, un utente del provider I.net aveva messo in linea un sito sotto il dominio www.ina.it.

L’Ina (Istituto nazionale delle assicurazioni) aveva successivamente adito il Tribunale di Roma chiedendo l’immediata inibizione dell’utilizzo di tale dominio, in quanto il marchio Ina risultava registrato fin dal 1986 e comunque la denominazione della suindicata società era sempre stata resa con l’acronimo Ina.

Nel ricorso l’Istituto nazionale delle assicurazioni sosteneva la violazione delle disposizioni sul marchio e di quelle relative alla concorrenza. Oltre alla suindicata richiesta, l’Ina chiedeva anche al Tribunale che fosse ordinato al provider I.net di disconnettere e impedire l’uso del dominio www.ina.it all’utente.

A seguito del ricorso, l’utente rinunciava all’utilizzazione del dominio “incriminato”, I.net resisteva invece alla domanda, sostenendo che una eventuale responsabilità (per concorrenza sleale o violazione della legge sui marchi), poteva essere attribuita all’utente (titolare del nome a dominio) e non al provider, che si era limitato a fornire l’allacciamento alla rete e sul quale non incomberebbe nessun obbligo di controllo del contenuto di pagine inserite nel sito gestito dall’utente.

Il Tribunale emetteva la propria decisione sostenendo che il provider non risponderebbe degli illeciti commessi a sua insaputa (per esempio nel caso di comunicazioni o informazioni illecite diffuse da terzi sul sito e non oggetto di suo controllo), deve invece rispondere del fatto illecito altrui qualora gli vengano fornite delle comunicazioni all’evidenza illecite. “… L’opposta opinione consentirebbe, per esempio, che vada esente da responsabilità, pur sussistendo tutti gli elementi del concorso nell’illecito, il provider che dia il collegamento a chi dichiaratamente intenda aprire un sito al fine di effettuare traffico di minori a fini turpi o commercio di sostanze stupefacenti”.

In virtù di questo principio il Tribunale di Roma riteneva che l’ordinaria diligenza avrebbe dovuto consentire di cogliere l’illiceità, almeno sotto il profilo della concorrenza sleale, dell’utilizzo di un marchio noto da parte di soggetto a tal fine non autorizzato.

Pertanto, venivano ritenuti responsabili del fatto illecito sia l’utente (che aveva registrato il dominio utilizzato) sia I.net (in concorso).

Fin qui la sentenza, cerchiamo adesso di capire quali principi dovranno essere tenuti in considerazione.

In virtù della sentenza in esame, incomberebbe sul provider/maintener un dovere di vigilanza sui nomi a dominio.

Secondo i giudici romani, i provider (che ospitano siti di terzi) dovrebbero verificare sempre la corrispondenza del nome a dominio con un segno distintivo già registrato o comunque noto e, qualora tale riscontro sia positivo, verificare che l’utente che utilizza detto nome a dominio sia il legittimo titolare del segno distintivo.

Qualora non compiano tali operazioni e il dominio corrisponda a un marchio registrato, potrebbero essere considerati corresponsabili degli illeciti commessi dall’utente.

La sentenza ha subito scatenato diverse reazioni meravigliate.

In effetti il controllo che sembrerebbe richiesto dal Tribunale romano appare eccessivamente oneroso per il provider che fornisca solo il servizio di hosting a un utente che abbia già un proprio dominio registrato.

Il consiglio è tuttavia quello di disciplinare contrattualmente la materia, ossia, si consiglia di inserire nel contratto di hosting una dichiarazione dell’utente nella quale lo stesso sostenga la piena titolarità del domain name registrato in osservanza della normativa italiana sui marchi e sulla concorrenza.

Pubblicato il

I domini simili

Due sentenze a confronto

Talvolta accade che due società fra loro concorrenti utilizzino indirizzi di siti con denominazioni simili senza che tali indirizzi siano stati precedentemente registrati come marchi.

E’ accaduto ad esempio che due imprese abbiano realizzato, in tempi successivi, due siti che offrono servizi fra loro pressoché identici (informazioni turistiche e storiche su Roma) e che abbiano scelto come domain names, rispettivamente, www.romeonline.it e www.romeonline.net.

La confusione è palese, ed infatti il titolare del dominio registrato per primo si è rivolto al Tribunale di Roma per inibire l’ulteriore uso del dominio registrato in epoca successiva (www.romeonline.it).

Il giudice che si è occupato della questione ha stabilito che l’attribuzione all’indirizzo internet del nome Romeonline.it, adottata successivamente alla registrazione del dominio Romeonline.net, non costituisce un illecito in quanto si tratta “….di marchio descrittivo e quindi debole, in quanto privo di funzione individualizzante e di sufficiente capacità distintiva”.

In un caso analogo, il Tribunale di Milano riconobbe invece una tutela più ampia.

La causa (risalente all’agosto 97 e citata in precedenza) fu instaurata dalla Amadeus Marketing società operante nel settore dei servizi turistici e alberghieri nonche’ titolare del sito Amadeus.net (attraverso il quale offre i propri servizi) e del marchio registrato Amadeus.

La società Amadeus si rivolse al Tribunale di Milano per inibire l’uso del sito Amadeus.it, di proprietà della Logica S.r.l., attraverso il quale si offriva -mediante link- la possibilità di consultare pagine concernenti imprese prestatrici di servizi turistici vari, anche con facoltà di prenotazione telematica.

Il concreto rischio di confusione dei segni distintivi fu acclarato in maniera indiscutibile dal Tribunale di Milano, tuttavia, non fu genericamente precluso l’uso del dominio Amadeus.it ma fu sentenziata l’inibitoria solo in riferimento al settore turistico.

In sostanza, il Tribunale di Milano ordinò alla Logica S.r.l. di precludere l’accesso, attraverso il sito Amadeus.it, a servizi di prenotazione e turistici in genere ed alle correlative informazioni e prenotazioni telematiche.

In effetti, visitando oggi il sito Amadeus.it non si legge più alcun riferimento a servizi turistici e alberghieri, né vi sono link ad altri siti di tipo turistico.

Pubblicato il

Domain grabbing e cybersquatting

Il nome di dominio perfetto vale migliaia di euro, se non milioni, e le persone che cercano un indirizzo (URL) adatto al loro sito devono spesso riconoscere che i nomi facili da ricordare sono già stati acquistati da altri. Ma non tutti gli url acquistati hanno un sito e sono davvero utilizzati. Capita anche che un dominio viene acquistato con lo scopo di essere rivenduto.

La domanda è importantissima per l’aumento del prezzo: le estensioni di dominio più richieste (.com, .it, ecc) vengono rivendute anche per diverse migliaia di euro. Nel mercato della vendita di domini ci sono molte persone e aziende che previdentemente hanno acquistato indirizzi con un grande potenziale.

Il confine tra rivendere i domini in maniera legale e il commettere un’azione punita dalla legge è molto sottile. In Italia i termini domain grabbing e cybersquatting sono spesso utilizzati come sinonimi, ma in realtà tra i due c’è differenza.

Domain grabbing

Il domain grabbing consiste nell’acquistare un dominio non per utilizzarlo ma per rivenderlo ed ottenere un profitto. Chi si occupa di domain grabbing spera di ottenere un notevole margine di guadagno, per farlo utilizza termini di uso comune con i top level domain preferiti.

I nomi di prodotti o servizi specifici vengono di solito evitati nel domain grabbing per non incappare in contese legali con i titolari dei diritti.

Quindi il domain grabbing non vìola il diritto al marchio commerciale. Talvolta il domain grabbing viene considerato dalla comunità internet come eticamente discutibile, in realtà il commercio dei domini è un’operazione commerciale riconosciuta dalla legge italiana, purché non sussista alcuna azione illegale nei confronti della concorrenza.

In Italia si tende a parlare semplicemente di rivendita di domini, quando ci si riferisce a un’azione commerciale legalmente riconosciuta e tutelata dalla legge. Infatti, l’espressione domain grabbing ha una connotazione negativa, perché frequentemente l’espressione viene utilizzata come analogo di cybersquatting.

Cybersquatting

Il cybersquatting (dall’inglese squatter= abusivo) si dedica ai marchi e ai nomi propri di persone o aziende. L’obbiettivo è la registrazione di termini protetti legalmente come parte del nome del dominio per rivenderli poi a prezzi esorbitanti al vero proprietario. In base al tipo di termine protetto, il cybersquatting viene anche definito come brandjacking, nel caso si tratti di un marchio, o namejacking, se il termine in questione è il nome di una persona inclusi gli pseudonimi e i nomi d’arte di personalità in vista, musicisti, sportivi o star della TV. A volte ci sono anche casi costituiti da un incrocio delle due varianti.

Per sollecitare i proprietari dei diritti, i domini con un nome legato alla loro proprietà vengono talvolta gestiti in maniera discutibile, ad esempio inserendo contenuti che mettono in cattiva luce la persona o l’azienda interessata. Un’ulteriore variante del cybersquatting è il cosiddetto typosquatting, nel quale vengono registrate varianti del nome del marchio con errori di battitura come nome di dominio, per intercettare i visitatori diretti sul sito web ufficiale.

La legislazione riguardante i domini in Italia

Chi ritiene che il proprio marchio o nome venga usato da parte di una terza parte senza che questa ne abbia diritto, può rivolgersi alla legge. In Italia, sebbene siano stati avanzati diversi disegni di legge, non c’è ancora una legislazione specifica per il cybersquatting e principalmente ci si basa sulla legge a tutela del marchio e del diritto al nome per risolvere questo tipo di contese.

Nel caso di un dominio .it si può iniziare una procedura di opposizione in caso di controversie, ad esempio quando c’è una disputa sul nome. Registro.it (il NIC italiano) non prende parte alla risoluzione della disputa ma, per iniziare la procedura, è necessario informarlo in forma scritta con i dati del mittente, il nome del dominio in questione e le motivazioni alla base della richiesta per la procedura di opposizione.

Se non c’è un giudizio entro 180 giorni bisogna rinnovare la procedura per mezzo di raccomandata (fino a un massimo di due volte). Una volta iniziata la procedura, ci sono due possibili vie da percorrere: l’arbitrato irrituale e la procedura di riassegnazione.

Nel primo caso ci si rivolge ad un collegio di arbitri esperti in materia di assegnazione di domini .it e non alla magistratura ordinaria.

Nel secondo caso invece ci si rivolge ai Prestatori del Servizio di Risoluzione delle Dispute (PSRD), che sono degli studi professionali dediti a risolvere le questioni relative ai domini italiani, allo scopo di verificare che il dominio in questione non sia stato registrato in malafede.

Per quanto riguarda le controversie a livello internazionale sui domini, l’ICANN (Internet Corporation for Assigned Names and Numbers) ha introdotto con la Domain Name Dispute Resolution Policy (UDRP) una procedura di conciliazione. Questa offre un’alternativa ai negoziati davanti alla legge nazionale e permette ai querelanti di ottenere, oltre alla cancellazione, anche un trasferimento del dominio contestato.

Violazioni del diritto al nome nel nome a dominio
Il Codice Civile (articoli 6 e 7) tutela il diritto al nome non solo di persone fisiche ma anche di quelle giuridiche e le stesse norme si applicano anche nel caso in cui si faccia uso di uno pseudonimo. Nel caso in cui qualcuno utilizzi indebitamente il nome di un altro, la legge prevede che:

“La persona, alla quale si contesti il diritto all’uso del proprio nome o che possa risentire pregiudizio dall’uso che altri indebitamente ne faccia, può chiedere giudizialmente la cessazione del fatto lesivo (1), salvo il risarcimento dei danni (2). L’autorità giudiziaria può ordinare che la sentenza sia pubblicata in uno o più giornali (120 c.p.c.) (3).”

L’uso di un nome in una registrazione di dominio è quindi illecita se chi utilizza il dominio non dispone del diritto al nome per il dominio in questione. Un signor Rossi non ha gli stessi diritti sul dominio bianchi.it come il signor Bianchi. Quest’ultimo avrebbe decisamente migliori possibilità di far valere le sue pretese in una disputa legale. Ma il diritto al nome, come già anticipato sopra, non lo possiedono solo le persone fisiche. Se il Signor Rossi è il direttore amministrativo della Bianchi Srl ha anche lui un diritto sul nome del dominio. In questi casi vale il principio di assegnazione del NIC: first come, first served (il primo arrivato è il primo servito).

Nelle contese sui nomi di dominio ci si trova di fronte non solo a nomi di persone, ma anche a termini generali classici tipici del linguaggio comune che sono difficili da reclamare per la persona interessata, perché rappresentano interi settori o categorie generali.

Pubblicato il

I domini con caratteri speciali

Internet è internazionale fin dalla sua nascita. Grazie all’International Telecommunication Union (ITU), le persone in tutto il mondo utilizzano le numerose possibilità del Word Wide Web, sempre più spesso offerte nella loro lingua madre.

A rendere possibile tutto questo sono i cosiddetti nomi di dominio internazionali (IDN), a disposizione degli utenti dal 2003.

Fino al 2003, i nomi di dominio potevano contenere solamente le lettere dell’alfabeto latino, numeri arabi da 0 a 9 e trattini (-) perché si basavano sul set di caratteri standard ASCII (American Standard Code for Information Interchange).

L’ASCII comprende quasi tutti i caratteri di una tastiera per la lingua inglese ed è poco rappresentativo per un progetto internazionale.

Per risolvere questo inconveniente, è stato adottato come standard il sistema “Internationalizing Domain Names in Applications”(IDNA), che definisce una conversione standard da Unicode a ASCII e permette così l’uso nei domini di ogni simbolo presente in tutti gli alfabeti conosciuti.

I domini internazionalizzati, talvolta abbreviati in IDN o NDI, sono considerati una delle più grandi rivoluzioni nella storia di Internet. I primi ad approfittare di questi nomi di dominio sono gli utenti che usano un alfabeto asiatico, arabo o africano e vorrebbero creare offerte online nella loro lingua.

Ma la novità dei domini internazionalizzati è stata accolta con piacere anche in paesi come la Germania, per via delle dieresi (caratteri come ü, ö e ä), e in Francia, data l’importanza degli accenti.

Da luglio 2012, anche in Italia si può registrare nomi di dominio internazionalizzati. I caratteri speciali ammessi in un dominio .it sono i seguenti:

à, â, ä, è, é, ê, ë, ì, î, ï, ò, ô, ö, ù, û, ü, æ, œ, ç, ÿ, β

Nonostante l’uso di questi caratteri non sia molto comune nei domini .it solo pochi provider offrono la possibilità di registrarli. In generale vale che la scelta dei caratteri varia a seconda del Top Level Domain (TLD) scelto.

Per garantire che i nomi di dominio internazionalizzati possano essere elaborati su Internet da molti sistemi, che supportano il codice ASCII, ogni dominio IDN, scritto in Unicode, viene convertito in una cosiddetta stringa ACE, che si basa su caratteri ASCII.

La conversione da Unicode ad ASCII avviene lato client (browser, e-mail, programmi ecc.) e si basa su Punycode, un sistema di codifica standard.

Oggi tutti i programmi internet contemporanei dovrebbero riuscire a comprendere i domini IDN. Ma, tra i problemi dei nomi di dominio internazionalizzati, a volte c’è ancora il passaggio dallo standard IDNA 2003 a quello IDNA 2008, di cui si subiscono ancora le conseguenze, oltre che questioni relative alla sicurezza.

Per esempio, un malintenzionato può ingannare un utente rinviandolo ad un sito web fasullo allo scopo di carpire le sue informazioni personali. Una possibile soluzione per far fronte a queste difficoltà può essere quella di registrare più varianti di uno stesso nome di dominio (ad esempio una accentata e una non) e reindirizzarle al dominio principale tramite Redirect.

In ogni caso puntare sui domini con l’accento può essere un’opportunità per trovare nuove soluzioni funzionali a un determinato progetto, ma su questo punto di vista le opinioni sono discordanti. Come detto prima i domini con l’accento potrebbero anche causare delle problematiche.

In realtà, i domini con l’accento rappresentano una grande opportunità da cogliere a tutti i costi. I domini con caratteri speciali devono essere visti alla stessa stregua dei nuovi gTLD. Si tratta di opportunità che ti consentono di dare una svolta alla tua attività digitale.

Non commettere l’errore di vedere le novità del web come dei problemi. Al contrario, si tratta di occasioni da cogliere per consentire a un professionista di differenziare il proprio lavoro rispetto a quello dei colleghi.

Pubblicato il

Le estensioni dei domini

Ecco le 5 più comuni e quale dovresti usare.

Quando si cerca il nome di un dominio per il proprio business, che si tratti di un blog personale o di un sito-portfolio, ci sono alcuni importanti aspetti da tenere in considerazione. Prima di tutto, pensa a qualcosa che sia facile da ricordare per i tuoi potenziali utenti e che non contenga numeri, errori grammaticali o trattini. In secondo luogo, trova un dominio che rispecchi il tuo brand, sia che si tratti di includerne il nome, lo slogan o le keyword associate alla tua nicchia di pubblico ideale. Ultimo, ma non meno importante, pensa in modo critico a quale dominio di primo livello – ovvero l’estensione internet del tuo sito – ha più senso per le tue specifiche necessità. In questa pagina ti illustreremo le cinque estensioni domini più comuni.

Una estensione di dominio è la combinazione di caratteri che segue il “punto” in un indirizzo web.
È utilizzata per designare le categorie o come codice Paese per i siti internet.

Quali sono le cinque estensioni di domini più comuni?
Scegliere un’estensione dominio riconoscibile può aiutarti nel branding del tuo business online. Qui i cinque suffissi internet più diffusi.

.com
.net
.org
.eu
.it

Il suffisso internet che andrai a scegliere ha molta più importanza di quanto tu possa immaginare. Andiamo ad addentrarci più approfonditamente nelle cinque estensioni internet più popolari in modo da capire quale dovresti considerare di adottare per il tuo sito.

Quali sono le estensioni siti web più diffuse

  1. .com
    Per chi se lo stesse ancora chiedendo, l’estensione .com è la più nota e utilizzata tra i domini di primo livello (TLD). È stata originariamente ideata quasi esclusivamente per attività a scopi commerciali, ma oggigiorno è semplicemente la più diffusa. Se stai pensando a quale estensione dominio scegliere, .com è sempre una buona opzione se disponibile.

Il dominio di primo livello .com è ottimo per l’utenza, perché familiare.
Gli esseri umani sono creature abitudinarie. Molti visitatori hanno speso gli ultimi dieci anni o più raggiungendo siti .com attraverso i loro browser, motivo per cui sono così abituati a sentire questa estensione da associarla automaticamente a un nuovo dominio sentito per caso. Non è una fatalità quindi, che semplicemente per il fatto che esiste una versione del tuo dominio con l’estensione .com, qualcuno possa accidentalmente capitare su quel sito invece che sul tuo, per puro errore umano.

L’estensione .com non è soltanto la più popolare per via della sua familiarità con l’utenza. Molte compagnie SEO sostengono infatti che il dominio .com sia d’aiuto nei ranking di ricerca. Analizzando la situazione dal punto di vista del backlinking (link che rimandano ad un sito), un dominio .com ha un’autorevolezza senza eguali rispetto ad una qualsiasi delle nuove estensioni domini. Perciò, basandoci sul backlinking, si genera più credibilità e interesse utilizzando un dominio .com rispetto ad altri domini di primo livello.

Sembra che esistano solo dei pro nello scegliere come nuova estensione il .com, ma c’è anche qualche contro. La ragione principale per virare su un’estensione diversa è principalmente il fatto che il dominio con estensione .com è già stato preso da qualcun altro. Da quando internet ha si è diffuso, tanti piccoli investitori hanno acquistato domini .com per rivenderli ad un costo maggiore. Ecco quindi che se il vostro dominio con estensione .com appartiene a qualcuno che non lo utilizza, potreste dover pagare il proprietario un po’ di più per entrarne in possesso.

Insomma, se hai l’opportunità di accaparrarti un’estensione .com non lasciartela sfuggire. Ad ogni modo, se non riesci a trovare un buon .com – o non hai intenzione di investire soldi per acquistarne i diritti da qualche altro utente – ci sono altre opzioni a disposizione.

  1. .net
    Così come il .com, l’estensione internet .net è aperta a tutti. Creata originariamente con lo scopo di essere utilizzata per network e service provider è ormai diventata una valida alternativa al .com. Il .net potrebbe essere una buona scelta per le imprese tecnologiche – o applicazioni – avendo proprio le sue radici nella tecnologia.

Molte persone associano il .net a servizi e applicazioni relative al web.
Se il tuo business opera in questo campo, l’estensione .net potrebbe fare al caso tuo e darebbe più credito ai tuoi servizi. In aggiunta, il .net è meno richiesto del .com, quindi le possibilità che il tuo dominio preferito sia libero sono maggiori.

Proprio perché associato principalmente alla tecnologia, il .net viene preso poco in considerazione dagli altri business in modo da non spiazzare la propria utenza con un’estensione poco affine. Ad esempio, se hai un’impresa di biscotti e opti per l’estensione .net, nella tua testa un dominio come cookies.net sembra perfetto. Invece sul web accade il contrario, ovvero gli utenti potrebbero pensare che cookies.net sia un servizio che si occupa di cookies web e non di biscotti da mangiare. Questa dissociazione può confondere la tua potenziale utenza e indirizzarla altrove.

Le estensioni diti web più famose

  1. .org
    L’estensione .org è anch’essa aperta a chiunque, anche se l’idea di base era creare un’estensione per le organizzazioni no-profit. È un’opzione popolare per molte istituzioni non governative, no-profit, partiti politici e comunità online.

Molti utenti web associano il .org a una fonte di informazioni attendibile, facendo al contempo fatica a collegarlo con attività commerciali.

L’estensione .org è uno dei domini di primo livello originari, quindi in termini di prestigio è al pari del .com. Inoltre, l’estensione .org è meno diffusa rispetto al .com, e questo aumenta le chances di assicurarsi il dominio perfetto. Queste sono solo 2 delle ragioni per cui i domini .org sono tra i più popolari sul web.

Mentre .org può avere senso se operi in una organizzazione no-profit o nel campo dell’informazione, può risultare inappropriato per altri scopi. Ad esempio, molte persone associano il .org a comunità o siti di informazione base, perciò se operi in uno Store eCommerce e punti ad avere utenti che comprino dal tuo sito, il .org non è affatto la scelta migliore.

I siti che traggono il maggior vantaggio nell’utilizzo del .org sono quelli che puntano a creare e rafforzare lo spirito delle community. Wikipedia e WordPress sono brand che utilizzano il .org, giusto per citarne alcuni. Veicolano diversi contenuti, ma si basano tutti sulle rispettive community per espandere il loro brand e condividere informazioni e conoscenza.

Estensioni domini .org Wikipedia

  1. .eu

L’estensione .eu è un’opzione interessante per la visualizzazione in Europa. E’ popolare per domini in tutta Europa ed è come il .com. L’estensione .eu è un dominio di primo livello associato a companies, corporazioni o imprese commerciali. Questa familiarità col mondo degli affari ha spinto molte aziende lungimiranti a optare per il .eu.

Creare un sito .eu ha senso se hai un’impresa, in particolare se hai una startup giovane che si colloca nel mercato come qualcosa di nuovo e originale. Mentre il .com risulta essere più popolare e largamente accettato, il .eu suona come qualcosa di nuovo, più corto e più in linea con la frenesia delle nuove generazioni.

Potresti anche considerare di registrare il tuo dominio .eu semplicemente per via della sua facile reperibilità. Come menzionato in precedenza, i migliori domini con estensione .com hanno già un padrone, e bisogna quindi pagare un extra per aggiudicarseli, mentre con i .eu le possibilità aumentano notevolmente.

Detto ciò, il .eu è meno familiare del .com e quindi non può avere la stessa credibilità nell’utenza media. Il rischio è quello di perdere in reputazione, punto di forza del .com, e anzi, se esiste già un dominio uguale al tuo con estensione .com il rischio è quello di convogliare parte della tua utenza sul sito concorrente. Talvolta aggiungere una “m” può essere semplicemente un’abitudine e chi digita Cookies.eu, potrebbe accidentalmente scrivere Cookies.com e finire su un’altra pagina.

Estensioni domini siti web: le più comuni

  1. .it
    Un’altra estensione molto popolare in Italia è il .it. Rispetto ai domini menzionati sopra, aperti a chiunque nel mondo, il .it è riservato soltanto ai cittadini italiani. Che tu sia un singolo, un’impresa o una organizzazione no-profit, devi necessariamente essere residente o avere il tuo business registrato in Italia per poter usufruire dell’estensione .it.

I siti che sfruttano al meglio l’estensione .it sono quelli che puntano a identificare il proprio brand col territorio evocando note di patriottismo.

Insomma, l’estensione .it è perfetta ad esempio per siti di attività e aziende legate al “made in Italy”, ma non avrebbe alcun senso per altri scopi, specie se l’attività non opera in Italia.

Altre opzioni per estensioni web
Quelle enumerate sopra sono sicuramente le estensioni web ideali da cui cominciare, ma non sono le uniche opzioni disponibili. Ci sono infatti oltre 1.500 domini di primo livello disponibili oltre ai cinque appena citati. Ecco una breve lista di estensioni domini più conosciute:

.gov – Limitata ad agenzie governative
.edu – Limitata ad istituzioni a scopo educativo
.info – Un’estensione aperta focalizzata sull’informazione
.xyz – Un’estensione aperta per qualsiasi utilizzo
.ly – Codice paese della Libia, ma utilizzato da diverse startup a cui piace giocare con le parole
Sono tante le considerazioni da fare quando si vuole trovare il nome dominio perfetto per il proprio sito. Non solo questo deve riflettere la tua personalità o l’identità del tuo brand, ma deve essere facile da ricordare e da scrivere e inoltre bisogna anche scegliere il dominio più appropriato.

Se stai pensando di registrare un nuovo dominio utilizzando una delle estensioni domini web più popolari, dovresti prendere in considerazione domini2020.it in modo tra trovare quello più azzeccato per il tuo business. La parte migliore? Puoi anche delegare tutto alla nostra piattaforma per siti e costruire il tuo sito senza problemi.

Pubblicato il

Aziende! Non basta un solo dominio per essere visibili sul web

Nel rinascimento dell’economia italiana post Covid-19 la ricetta passa attraverso la registrazione di più domini: innanzitutto per avere domini con parole chiave che riguardano la propria attività, poi per proteggere il brand, per accrescere il business e per innovare.

Innanzitutto avere domini con parole chiave che riguardano l’attività lavorativa dell’azienda è di fondamentale importanza perché creando con questi domini dei siti sviluppati con tecniche SEO la visibilità nella ricerca non a pagamento dei motori di ricerca è praticamente assicurata.

Per proteggere il proprio marchio è necessario acquistare i domini con varie estensioni, non basta avere il dominio con estensione .it o .com ma bisogna averlo anche con le estensioni ,eu, .net, .org, e via dicendo.

In questo modo si evita che la concorrenza approfitti del vostro marchio di fabbrica e acquisisca visibilità con il vostro brand.

I dubbi nel voler acquistare due o più domini è un luogo abbastanza comune.

Le aziende grosse, per proteggere il proprio nome, comprano quanti più TLD possibili, dove per TLD (top level domain) si intendono appunto le estensioni .it, .com, .net ecc…

Se il vostro mercato è solo italiano allora vi conviene creare il sito sul dominio del vostro brand .it e poi gli altri domini li reindirizzerete verso il .it.

Se invece prevedete che il vostro mercato sarà internazionale, probabilmente con un sito bilingue allora è meglio sviluppare il sito sul .com e poi reindirizzare gli altri domini verso il .com.

Per accrescere il vostro business e sfruttare al meglio la potenza della rete internet dovete anche creare e sviluppare il dominio o i domini che avete acquistato che contengono le parole chiave inerenti al vostro business applicando tecniche SEO (Search Engine Optimization) ovvero siti ottimizzati per i motori di ricerca.

In questo modo il vostro sito sarà sempre ai primi posti con determinate parole chiave negli elenchi dei motori di ricerca nei risultati non a pagamento.

Più il sito è sviluppato bene dall’esperto SEO e più il sito sarà visibile per più tempo nei primi posti delle prime pagine dei motori di ricerca.

Innovare la vostra azienda con la maggiore visibilità in internet è tra le prime cose da fare.

Spesso si pensa che l’innovazione in una azienda sia lanciare l’ultimo prodotto realizzato sul mercato, questo avviene spesso nelle grandi aziende, ma se hai un prodotto e non lo pubblicizzi correttamente in internet viene a mancare la visibilità dell’innovazione.

Quante volte mi sono sentito rispondere da alcuni imprenditori che essi per essere innovativi preferivano ottimizzare i processi di lavorazione e investire nei macchinari e per quanto riguarda internet a loro bastava il sito aziendale.

Oggi non è più così, se vuoi continuare a sopravvivere, lo si è visto durante il periodo di lock down a causa del Covid-19: solo le aziende che avevano un e-commerce online hanno continuato a vendere.

Avere dei domini e relativi siti che contengono le parole chiave del business aziendale è di fondamentale importanza per rimanere al passo coi tempi.

Pubblicato il

La storia del dominio più contestato di internet

A vederlo, sex.com sembra una sorta di Pinterest senza fronzoli per il porno, ma dietro al sito si cela una controversia tra l’uomo che ha inventato l’online dating e l’artista che gli ha rubato lo scettro dell’internet.

La storia del dominio è ben documentata, con due libri e dozzine di articoli sull’argomento. È stato registrato per la prima volta nel 1994 da Gary Kremen, l’imprenditore che fondò match.com e che fu abbastanza furbo da comprare altri domini generici, inclusi jobs.com e housing.com nei primi anni dell’internet.

Kremen lasciò da parte il dominio sex.com mentre costruiva il suo business di incontri online, finché un giorno gli arrivò la notifica che lo avvisava che la mail del sito era cambiata. Pensò a un errore, ma presto si accorse che tutte le informazioni di proprietà del dominio erano cambiate. Quando chiamò il nuovo numero di telefono associato al dominio gli rispose Stephen Cohen, un uomo brillante che presto sarebbe diventato il suo nemico giurato.

“Kremen gli chiese: cosa stai facendo con il mio dominio? E Cohen rispose: no, è il mio dominio ora, e fondamentalmente disse a Kremen di andare a farsi fottere,” scrive Kieren McCarthy, la giornalista il cui libro Sex.com ripercorre la battaglia legale per il sito.

Non è ancora chiaro come esattamente Cohen sia entrato in possesso del dominio. Dopo aver lasciato il college, Cohen era diventato un truffatore che viveva di espedienti del genere. McCarthy afferma che secondo lei Cohen avrebbe trovato un loophole tecnico per impossessarsi del sito, e gli avvocati di Kremen hanno ipotizzato che forse sia stato aiutato da qualcuno di interno alla compagnia host del dominio.

“Si sospetta che abbia avuto una relazione sessuale con qualcuno di Network Solutions, e abbia raggirato qualcuno per cambiare l’indirizzo mail del sito e sostituirlo con il suo, e da lì cambiò tutte le altre informazioni,” afferma la giornalista autrice di Sex.com.

Non è una sorpresa che “sex” fosse una parola popolare da cercare: il sito faceva milioni di visite al giorno.

Kremen iniziò un processo legale per riottenere sex.com. Intanto Cohen aveva iniziato a gestire il sito, vendendo e guadagnando milioni di dollari. Questo accadeva prima del lancio di Google, quando le persone digitavano i vari domini per navigare nel web. Non è una sorpresa che “sex” fosse una parola popolare, e il sito faceva milioni di visite al giorno.

“Era il miglior dominio sull’internet perché c’erano milioni di persone che ci arrivavano anche solo per vedere cosa contenesse,” afferma McCarthy. “Faceva milioni semplicemente esistendo. Era il Sacro Graal della rete a quel tempo, e le persone ci andavano matte.”

La battaglia legale sul dominio continuò per cinque anni, con entrambi i protagonisti tenaci nell’intento di conquistare la proprietà del sito.

“Erano due persone molto intelligenti e determinate, nessuno dei due era intenzionato a mollare la presa,” afferma McCarthy. “Cohen lo aveva rubato e stava facendo milioni, quindi fece di tutto per tenerselo, mentre Kremen era sopraffatto dall’ingiustizia: era intenzionato a punire in tutti i modi l’uomo che gli aveva sottratto sex.com.”

Kremen alla fine vinse la causa, stabilendo così un importante precedente legale. Cohen fece ricorso, ma non venne accettato. Venne sentenziato che pagasse 64 milioni di dollari a Kremen, il che inaugurò la seconda parte della saga di sex.com.

Kremen per tutta risposta fece affiggere i cartelli “wanted” per tutta Tijuana.

Dopo aver perso la causa Cohen prese un volo per Tijuana per evitare il pagamento, e Kremen per tutta risposta fece affiggere ovunque i cartelli “wanted” per la città messicana, con foto e informazioni personali di Cohen. McCarthy afferma che Cohen sostenne che questo fece sì che alcuni cacciatori di taglie di presentarono alla sua porta, facendo iniziare uno scontro a fuoco con la polizia messicana.

Cohen venne poi estradato e rimandato negli USA, dove rimase per sei mesi in carcere finché un giudice rinunciò al tentativo di fargli pagare la cifra stabilita. Cohen ha rifiutato di pagare anche un solo penny dei 64 milioni di dollari, secondo McCarthy.

“Kremen ha pagato degli avvocati per seguire Cohen in qualsiasi cosa faccia,” ha affermato McCarthy. “Stanno giocando al gatto e al topo da dieci anni ormai. Segue Cohen per il mondo cercando di ottenere i soldi dovuti e Cohen viaggia in giro per il mondo e si rifiuta di pagarlo.”

E cosa ne è stato di sex.com? Kremen lo ha messo all’asta per una cifra che si stima si aggiri intorno ai 13 milioni di dollari nel 2006; è passato in diverse mani, e ora è un grande sito porno, che funziona come una sorta di Pinterest che permette agli utenti di caricare e condividere contenuti. Fa ancora profitti, ma non è neanche lontanamente vicino al successo che aveva prima di Google.

Martin Kelly, project manager presso sex.com, afferma che ora il sito è gestito da uno staff di circa 20 persone con base a Montreal. Il sito registra circa 1,8 milioni di visite al giorno tra fisso e mobile, e il team ha intenzione di rinnovare a breve il sito.

“Molti siti storici hanno avuto problemi con la gestione dei giusti contenuti per i propri utenti,” ha affermato Kelly. “Ciò che vogliamo fare è analizzare i dati dei i contenuti preferiti e riprogettare aree che rispondano ai desideri dei nostri utenti. Vogliamo che gli utenti possano seguire le proprie star preferite e condividere contenuti in un pacchetto presentato in maniera elegante.”

I suoi giorni da Sacro Graal dell’internet sono sicuramente passati, ma il valore di sex.com rimane un fatto innegabile.

Pubblicato il

I domini più costosi di sempre

Internet si sta diffondendo nel mondo da 30 anni, anche se esiste da più anni. Già allora molti “visionari” intuirono che internet è un’interessante fonte di attività da sfruttare. E non si sono sbagliati.

Molte persone registrano nomi di dominio con la speranza che un giorno potranno venderli perché qualcuno vorrà acquistarli, guadagnandoci. Sulle piattaforme di dropcatch, è possibile snidare vere e proprie pepite, chiamate Nomi di dominio Premium, considerati come rari attivi immobiliari virtuali, a forte potenziale. In seguito basta solo essere vigilanti per ottenerli all’asta al momento buono.

Se il costo di acquisizione di un nome di dominio vergine è di circa dieci euro (il prezzo varia secondo il tipo di estensione), quello dei nomi di dominio Premium può aumentare molto rapidamente come indica la seguente lista dei nomi di dominio più costosi venduti fino ad oggi.

1.Business.com – 345 milioni di $: Un’informazione sul dominio business.com: questo dominio è stato acquistato nel 1999 per la somma relativamente elevata di 7,5 milioni di dollari. Poi, alcuni anni dopo, vi furono proposte di acquisto di business.com da parte del New York Times e il Dow Jones, ma alla fine, questo dominio fu venduto a RH Donnelly, una delle 500 maggiori fortune mondiali e direttore di un’impresa nell’universo del SEO. Per la somma di circa 350 milioni di dollari, ereditò il nome di dominio ma anche tutto il contenuto precedente. Indubbiamente potremmo interrogarci sulla fondatezza di integrare o no business.com in questa classifica, perché l’importo della vendita include vari fattori oltre al semplice nome di dominio. Fra il 1999 e il 2007, il valore del nome di dominio è stato moltiplicato per 47, il che significa un investimento strepitoso!

2.LasVegas.com – 90 milioni $ : sembra che questo nome di dominio sia stato acquistato dallo stesso titolare di vegas.com per 90 milioni di dollari. Si fa notare che l’acquirente ha potuto avvalersi di facilità di pagamento versando 12 milioni al primo versamento e poi scaglionando su vari anni la somma rimanente, il che è il minimo che potesse fare!

3.CarInsurance.com – 49,7 milioni $ : nel 2010, alcuni mesi dopo l’acquisizione di vari nomi di dominio interessanti nel settore delle assicurazioni, la società Quinstreet ha sborsato circa 50 milioni di dollari per acquistare il dominio CarInsurance.com, uno dei 4 più costosi domini acquistati e inclusi nel nostro top 20 dei nomi di dominio più cari.

4.Insurance.com – 35.6 milioni $ : acquistato anch’esso nel 2010 dalla stessa società Quinstreet, questo dominio raggiunge il portafoglio dei tre domini in loro possesso nel concorrenziale universo delle assicurazioni.

5.VacationRentals.com- 35 milioni $ : acquistato nel 2009 da Brian Sharpies, fondatore di HomeAway (che aveva rilevato il sito francese Abritel nel 2007). Quest’ultimo ha ammesso di avere acquistato questo nome di dominio per evitare che il suo concorrente Expedia non lo facesse al posto suo!

6.PrivateJet.com – 30,1 milioni $ : la società Nations Luxury Transportation, LLC ha proceduto all’acquisizione nel 2012 di questo dominio per più di 30 milioni di dollari per la sua piattaforma di noleggio, vendita e acquisto di jet privati. Logico.

7.Internet.com – 18 milioni $ : È forse la fonte di tutto? Chi non sarebbe felice di possedere questo nome di dominio? Internet.com: è qui che comincia internet!

8.Insure.com – 16 milioni $ : una delle 4 acquisizioni meno care di QuinStreet ! Inizialmente questo nome di dominio era stato acquisito da Insure.com per 1,6 milioni di dollari e poi rivenduto 8 anni dopo per 16 milioni. Era allora il primo acquisto effettuato da QuinStreet nel settore delle assicurazioni.

9.Sex.com – 14 milioni $: questo nome di dominio è considerato come l’equivalente della Rue de la Paix nel gioco Monopoly; è entrato persino nel Guinness dei record, sottolineando così i numerosi colpi di scena della sua esistenza. Nel 1995, l’imprenditore Gary Kremen (fondatore di match.com) registrò sex.com ma non lo utilizzò per svilupparvi un sito, preferì focalizzarsi su match.com. Il nome di dominio fu recuperato da terzi in seguito ad una truffa degna dei migliori film polizieschi: un numero falso di fax, attività per decine di migliaia di dollari al mese, fuga in Messico. La sua storia un po’ solforosa ha persino dato luogo alla pubblicazione di un libro : Sex.com: One Domain, Two Men, Twelve Years and the Brutal Battle for the Jewel in the Internet’s Crown (1). Rivenduto nel 2010 su Sedo, la sua valorizzazione era stimata approssimativamente 14 milioni di dollari.

1). Sex.com: Un Dominio, due uomini, dodici anni e la battaglia brutale per il gioiello sulla corona di Internet .

10.IRS.com – 12.5 milioni $ : proprio come sex.com, la vendita e la titolarità di questo nome di dominio ha conosciuto numerose vicissitudini nella storia del mercato dei nomi di dominio. Negli Stati Uniti, l’IRS è l’agenzia del governo federale che percepisce l’imposta sul reddito e altre tasse. Orbene, mentre Intersearch.com pagava 12,5 milioni di dollari per acquistare il nome di dominio irs.com, il Congresso americano prospettava di regolare l’utilizzo dei nomi di dominio somiglianti ai nomi delle agenzie governative, affermando che certi siti come irs.com, irs.org e irs.net vendevano servizi che i contribuenti americani potevano invece ottenere gratuitamente sul sito ufficiale dell’IRS (irs.gov). Intersearch ha allora affermato che la legge vigente vietava l’utilizzo del nome Internal Revenue Service e delle sue iniziali, logo e simboli per farne un commercio, ma che la predetta legge non si estendeva ai nomi di dominio.

11.Hotels.com – 11 milioni di $: il nome di dominio Hotels.com fu acquistato da David Roche nell’ambito del gruppo Expedia.

12.Fund.com – 9,9 milioni $: nel 2008, Clek Media aveva negoziato la vendita del nome di dominio fund.com per circa 10 milioni di dollari.

13.Porno.com – 8,8 milioni $: Rick Schwartz ha acquistato e venduto il nome di dominio porno.com ricavando una plusvalenza del 4700%. Infatti l’aveva acquistato per 42000 dollari da uno studente che l’aveva a sua volta precedentemente acquistato per 5000 $.

14.FB.com – 8,5 milioni $: è il gigante Facebook che fece l’acquisizione, nel 2010, del nome di dominio in 2 lettere (comunemente chiamato LL.com) FB.COM. FB è l’abbreviazione utilizzata dal Nasdaq ma anche da numerosi utenti per parlare di Facebook. FB.com (proprio come FB.me) rinvia verso il sito Facebook, e gli indirizzi email interni dei dipendenti di Facebook utilizzano @fb.com. Un dominio breve che vale però 8,5 milioni di dollari.

15.RealEstate.com – 8,2 milioni di $: il fornitore di soluzioni marketing e tecnologiche per i professionisti del gruppo immobiliare Market Leader ha versato circa 8,25 milioni di dollari per acquistare RealEstate.com grazie a un accordo che comprende non solo il nome di dominio e il sito Web, ma anche una rete di oltre 250 società di brokeraggio e di centinaia di altri domini immobiliari.

16.We.com – 8 000 000 $: i fondatori di WeChat e Tencent (il maggiore portale di servizi Internet in Cina) hanno ottenuto il dominio breve We.com per un importo stimato di circa 8 milioni di dollari durante un accordo concluso con Sedo.

17.Beer.com – 7 milioni di $: venduto nel 2004 per 7 milioni di dollari a Thought Convergence Inc, ufficio di registrazione dei nomi di dominio. Salute! ?

18.Z.com – 6,7 milioni di $: nel mondo esistono solo sei domini di una sola lettera con le estensioni di dominio di primo livello generico: Q.COM, X.COM, Z.COM, I.NET, Q.NET, e Z.COM. Quest’ultimo Z.com è stato venduto per 800 milioni di yen a GMO Internet, uno dei maggiori fornitori di accesso a internet e ufficio di registrazione in Giappone.

19.Israel.com – 5,8 milioni di $: nel maggio 2008, il nome di dominio israel.com è stato venduto per 5,88 milioni di dollari a un acquirente sconosciuto. Quando l’ufficio di registrazione ha annunciato che il nome sarebbe stato messo in vendita, l’asta è allora cominciata a 5,5 milioni di dollari e il nome fu venduto in soli sei giorni. Il titolare precedente – un americano di origine ebraica – non sapeva che fosse così prezioso quando ne fece l’acquisizione nel 1994, spiegando che l’aveva depositato per evitare che qualcun altro lo facesse in maniera scorretta.

20.Casino.com & Slots.com- 5,5 milioni di $: questi due nomi di dominio sono stati venduti ciascuno per 5,5 milioni di dollari a vari acquirenti e in vari periodi: casino.com nel 2003 e slots.com nel 2010.

Il secondo mercato del nome di dominio è in perpetuo movimento, quindi vi sono elevate probabilità che questa lista dei 20 nomi di dominio più costosi si evolva in futuro.

Pubblicato il

La compravendita di nomi a dominio: un mercato redditizio in forte espansione

In questi tempi di Covid-19 moltissime aziende hanno pensato di rivolgersi ad internet e di tuffarsi nel mondo del commercio online.

Ciò ha incrementato anche qui in Italia un mercato che da tempo negli U.S.A. è fonte di elevati guadagni: la compravendita di nomi a dominio.

Ma cosa sono i nomi a dominio? Per chi ancora non lo sapesse sono le parole che vengono scritte nella barra degli indirizzi di un qualunque browser web per trovare un sito, sono le parole che vengono dopo il www. e prima dell’estensione .com .it .eu ecc.

Facciamo un esempio pratico, se voglio vendere autovetture acquisterò un dominio auto.com o auto.it, se voglio vendere immobili acquisterò immobili.com immobili.it o immobili.eu.

Il motivo per cui questi nomi a dominio sono appetibili è perché per i motori di ricerca sono attinenti all’argomento del sito e quindi appariranno in prima pagina cercando “auto” o cercando “immobili”.

I nomi a dominio più redditizi per la compravendita, in ordine di importanza, sono: .com .it .eu .net .org e in certi casi anche il .info.

Basta fare una ricerca e sono sempre i domini con queste estensioni che appaiono in prima pagina nei motori di ricerca.

Esistono anche dei marketplaces che permettono ai rivenditori di nomi a dominio di poter vendere i loro domini. La notizia di questi giorni è che questi marketplaces specializzati segnalano un forte acquisto di domini che contengono le parole chiave “coronavirus”, “covid-19”.

Secondo l’immunologo Mantovani, direttore scientifico dell’Irccs Humanitas e professore emerito dell’Humanitas University, immunologo fra i più citati al mondo, il vaccino per il virus sarà disponibile a fine anno o all’inizio dell’anno prossimo ed allora molte case farmaceutiche acquisteranno sicuramente un dominio che contiene la parola chiave “covid-19” e “coronavirus” per poter essere visibile nelle prime pagine dei motori di ricerca.

Chi ha acquistato questo tipo di domini sicuramente ha fatto un ottimo investimento e troverà sicuramente a chi rivenderlo.

Infatti domini come “altcoronavirus.com”, “altcovid-19.it”, “altolacoronavirus.it”, “altolacovid-19.com” sono in vendita sul sito domini2020.it.

Altri domini che vanno molto in questi giorni sono relativi alla parola chiave “mascherinenonmollaremai.it”, “mascherineinfranchising.com”, “mascherinemolamia.it”.

Ma anche in tempi di Covid-19 si vendono domini di ogni genere ed appartenenti alle categorie più diverse ed in base alla tipologia di dominio.

Visto il nuovo stile di vita post Covid-19 si aprono nuove prospettive per prodotti che prima si acquistavano solo in negozio.

“Entrando nella Fase 2 post-Covid – spiega Stefano Cini, Marketing Analytics Director di Nielsen Connect Italia -, abbiamo varcato la soglia di un Nuovo Rinascimento, che mette al centro non l’uomo tout court, ma l’individuo che colloca il digital alla base della piramide di Maslow. Durante Covid-19, il tempo – prosegue Cini – è come se avesse ricevuto un’accelerazione, facendoci atterrare in un’era futura dove ogni esigenza, dagli acquisti alimentari alla fruizione dei media, viene declinata secondo la tecnologia digitale, struttura portante e punto di non ritorno del nuovo umanesimo.”

Le macro categorie del nuovo umanesimo digitale sono il mondo della semplificazione, la farmaceutica, il mondo turistico e il mondo social.

Nomi a dominio molto importanti per questi nuovi e-commerce sono “fastgetup.com”, “trustyourself.it” e “believeinitaly.it”, anche questi sono in vendita su domini2020.it.

Molte persone sono costrette a casa ed un modo per aiutarle è fornendo un supporto psicologico via internet tramite video chiamate.

I domini di questo tipo sono “subitopsicologoaltelefono.it”, “solitudinestop.it”, “vogliadivita.it” e “vogliadiridere.it” anch’essi disponibili su domini2020.it.

Questi sono i migliori domini selezionati nel contesto attuale per chi vuole avere successo nel prossimo futuro digitale.

Il mercato della compravendita domini è da sempre in forte espansione, per esempio negli U.S.A. molti domini hanno raggiunto cifre a sei zeri.

Ecco alcuni esempi: Business.com – 345 milioni di dollari. | CarInsurance.com – 49.7 milioni di dollari. | Internet.com – 18 milioni di dollari. | 360.com – 17 milioni di dollari.

In Italia: assicurazioneauto.it – 55.000 euro | preventivo.it – 43.560 euro.

E’ evidente che, viste le cifre raggiunte da questi domini, spendere qualche migliaia di euro per un nome a dominio che siamo sicuri che porterà pubblicità, clienti e quindi profitto non è una cosa da sottovalutare.

I prezzi per i domini sopra citati variano da 990 a 2500 euro, visitate il sito domini2020.it, per trovare ulteriori domini interessanti e selezionati.

Oltre alla vendita di domini proponiamo il nome a dominio comprensivo del sito internet già realizzato e pronto per cominciare l’attività di vendita. Ovviamente il pacchetto completo di business online già operativo in cui bisogna inserire solo i prodotti dell’acquirente del dominio + sito di business online avrà un costo superiore.

Il mercato della compravendita di nomi a dominio è molto redditizio sia per coloro che rivendono i domini sia per coloro che li acquistano ed hanno guadagni dal sito che sicuramente apparirà nella prima pagina dei motori di ricerca e verrà trovato da più acquirenti che cercano il prodotto che volete vendere.